Nina Zilli è una cantautrice italiana, che ha dapprima debuttato sul piccolo schermo come veejay per MTV e come co-conduttrice di Roxy Bar, al fianco di Red Ronnie.
Ha raggiunto la notorietà come cantante grazie al singolo “50mila”, interpretato insieme a Giuliano Palma. Con “L’uomo che amava le donne”, brano con cui ha gareggiato al Festival di Sanremo 2010, ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini”.
Lo scorso anno ha partecipato a Ballando con le stelle, con Pasquale La Rocca come insegnante.
Benvenuta Nina, è un piacere averti qui con noi!
La settimana scorsa si sono conclusi i due appuntamenti pre-tour estivo, che ti hanno vista protagonista a Milano e Roma. Ci racconti come sono state queste esperienze a teatro?
Sono andate benissimo, sono rimasta molto contenta: c’è stata un’ottima risposta.
La magia del teatro l’ho sentita tutta, perché nel teatro si può stringere un rapporto molto intimo con il pubblico, rispetto ad altre location. Sembra quasi che siano tutti sul palco insieme a noi. Tutta quella magia l’abbiamo fatta insieme.
È stato un gioco di squadra?
Assolutamente sì.
Da neomamma hai partecipato a Ballando con le stelle, non senza imprevisti. Dove hai trovato l’energia per avventurarti in questa sfida?
Ero finalmente pronta ad uscire dalla mia comfort zone, ad affrontare anche delle sfide che non mi appartenessero.
In tutti questi anni, oltre a scrivere quello che canto, ho anche avuto la fortuna di vedere le mie passioni più grandi trasformarsi in progetti lavorativi. Ho realizzato un libro d’arte con tutti i miei disegni, ho scritto un romanzo, ho recitato una parte in un film. Però erano tutte cose molto vicine al mio mondo artistico. Invece il ballo no: ero un elefante in una cristalleria!
Per cui ho sicuramente acquisito in tutti questi anni, sia di gavetta che poi di carriera, quella sicurezza in più che mi permettesse di lanciarmi, di provare a fare qualcosa che veramente non sapevo fare, e che non sapevo nemmeno se avrei potuto fare.

Nina Zilli è conosciuta soprattutto per le sue eccezionali doti canore. Ci racconti di Nina “mamma”?
Nel ballo ero la Nina normale, però sicuramente la maternità è una di quelle cose che ti rivoluziona. Tramite le esperienze della vita si acquisisce sicurezza, si impara dai propri errori senza flagellarsi.
Tutto ciò è avvenuto dopo un regalo incredibile che è la maternità, e sicuramente dà più sicurezza al mio nome.
Ti stai raccontando ad un Magazine intitolato InItaly, quanto è importante per te “l’essere italiana”?
Per quel che riguarda la mia carriera è tanto importante. L’Italia è il Paese del “Made in Italy”: una volta noi esportavamo non solo il cibo ma anche la cultura e l’arte di ogni tipo, come la musica, l’architettura, la fotografia, il cinema…
Dove si nasce è un po’ una casualità: pertanto, da persona che fa questo lavoro, mi sento molto fortunata ad essere nata in un Paese in cui hanno vissuto i più grandi geni artistici della storia dell’umanità, da Leonardo da Vinci, passando per Verdi e arrivando a Lucio Dalla, o Michelangelo.
Sappiamo che stai lavorando ad un nuovo album, ci puoi raccontare qualcosa?
Sarà un piccolo mondo: mi piace molto delineare il sound e regalare un disco unico ogni volta, non qualcosa che si autocita. E quindi sicuramente ritroverete il mio modo di scrivere, che è la costante dei miei dischi.
Questo disco ha un’anima molto dualista: è molto roots, molto crudo, ma ha anche un’impronta urban e quindi anche digitale molto importante.
Da super tifosa interista preferiresti vincere il campionato perdendo la Champions, o lasciare lo scudetto al Napoli per prendere la coppa dalle grandi orecchie?
Io direi tutte e due!
Non vuoi lasciarci niente proprio?
Facciamo uno e uno allora!
Io sono sempre per la condivisione, anche se è una competizione, nella musica come anche nel calcio, quindi che vinca sempre il migliore! Poi sono ultra-simpatizzante per il Napoli, mi piace tantissimo la squadra.

In chiusura, volevamo salutarti chiedendo quale fosse il tuo sogno nel cassetto e magari darci appuntamento ad un’altra intervista non appena lo realizzi!
Se si dice il proprio sogno nel cassetto, può portare un po’ sfortuna: si rischia che non si avveri! Per cui lo lascerei nel cassetto. Piuttosto lo chiamerei un progetto, qualcosa che si dovrebbe iniziare e concludere.
Grazie per essere stata con noi!!
Leggi anche l’intervista a Mariasole Pollio