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2 giugno: Buon anniversario, Repubblica!

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Tutti conosciamo senza dubbio il significato storico e civile del 2 giugno. Eppure ha senso parlare ancora oggi di una Repubblica? Ha senso ancora oggi muoversi in questo turbine di commemorazioni, di omaggi più o meno sentiti, di calche festanti che fanno della memoria il loro punto di forza?

2 giugno: tra memoria e memoriale

Esiste una differenza sostanziale tra il significato della parola memoria ed il significato della parola memoriale. E questa non è una sottigliezza da scrivani meticolosi o da ricercatori del pelo nell’uovo; ma è una verità! Il far memoria, infatti, affonda le sue radici nel semplice ricordo che nasce e si compone sempre come inattualizzato: so che quel 2 giugno è avvenuto tanto tempo fa, so che di quel 2 giugno 1946 io non ho fatto esperienza, eppure so che è importante. Questo processo implica una perdita di vivacità, un semplice meccanismo che ci connette ai nostri predecessori e che noi facciamo passare sotto mano senza alcun sussulto, senza che ne concepiamo il possesso.

Volo delle Frecce Tricolori

Diverse, non a caso, sono le commemorazioni che incentivano quel ricordo: il volo delle frecce tricolori all’Altare della Patria, la Parata del 2 giugno ai Fori Imperiali, le diverse commemorazioni in città e comuni italiani. Operazioni necessarie, senza dubbio, che fortificano l’educazione e l’identità di una comunità, una grammatica di simboli che definisce le connotazioni specifiche di un processo di mantenimento del senso di appartenenza alla Repubblica. Ma tutto questo, da solo, basta?

E’ qui che si inserisce, allora, il memoriale. Esso fornisce una vivacità ed una connotazione molto più sensibile ed epidermica di ciò che è avvenuto – per esempio – quel 2 giugno. Nel memoriale, infatti, non si punta ad una collocazione lontana di ciò che è stato, ma si fornisce un impegno, una promessa reciproca: è opportuno che si riviva, che si rifaccia esperienza di un evento, così da rivendicarne il suo presente. Un imperativo, insomma, ben diverso, che parte dal ricordo, assolutamente imprescindibile, e si arricchisce di un sentire costante, odierno, perennemente rinnovato.

Immagini della Resistenza

Forse da questo articolo vi sareste aspettati i classici consigli accattivanti per un weekend del 2 giugno da favola, con mete italiane suggerite ed iniziative da poter vivere in totale relax. Ebbene, vi annuncio che costruire la Repubblica non è stato nulla di semplice, nulla di rilassante ed i luoghi per l’edificazione della Repubblica sono state le montagne della Resistenza, i cadaveri degli italiani uccisi, gli sforzi delle donne che hanno guadagnato il voto, gli scanni sudati dei Padri Costituenti.

Ha senso oggi parlare di Res publica?

Sono un sognatore, forse: mi aspetto, nell’ottica del memoriale – di cui sopra – di rivivere e ricomprendere quelle fatica. Qualcuno potrebbe obiettarmi leggitimamente che i tempi di quella Resistenza non ci siano più, che l’Italia ora sia libera. Certamente. E’ una risposta più che giusta, è un dato o un fatto storico incontrovertibile. Esiste, però, un “ma” enorme: la Repubblica non è stata costruita per essere ammirata, ma è stata fondata. Dinanzi a questo verbo, credo si sciolgano tutte le riserve. Lungi da me fare una lezione di etimologia, ma credo che in pochi conoscano cosa significhi veramente FONDARE.

Uno dei libri più celebri della storiografia romana è l’Ab urbe condita di Tito Livio. Si tratta di un’enciclopedia storiografica enorme che ha per titolo questa semplicissima espressione: Da quando la Città ( leggi anche come Stato Romano) è stata fondata. Un titolo abbastanza curioso – a dire il vero – ma interessantissimo. Esso, infatti, suggerisce platealmente che quel 21 aprile del 753 a.C. serva in fondo ben poco se, da quel momento, lo Stato non è protetto e preservato. Per intenderci: il semplice ricordo del 21 aprile ai Romani non bastava; essi predilegevano invece essere ossessionati da quella data, al punto da sacrificare se stessi perchè quell’anniversario potesse essere celebrato ogni anno in totale libertà.

Mosaico con il simbolo di Roma

Memoriale, allora, significa vivere perennemente quella spinta procreativa ed attualizzarla ogni giorno, quel dovere mai pesante di custodire e costruire uno Stato sempre più solido; far sì che esso si riconosca in maniera sempre più regolare ed imponente. Un simile discorso, senza dubbio, può essere riportato al nostro 2 giugno, prendendo in esame un dato: la nostra è una REPUBBLICA. Essa, quindi, punta al riconoscimento di una cosa che è pubblica, di una convivenza e di un fare comunitario che appartiene a tutti e che deve essere difeso e mantenuto da tutti. Una sfida interessante, certamente, ma che sembra stia sfuggendo di mano.

Attualmente pare che siamo tanto impegnati a difendere il nostro spazio vitale, da non riconoscere che una una cosa pubblica non esista più, che la volontà di sentirsi membri di una comunità non ha più ragione d’essere minimamente pensata, che il tornaconto dei diritti e dei doveri sia collettivo e non personale. In quest’ottica, dunque, è opportuno far memoria e memoriale del 2 giugno per capire quale sia il vero senso ed il vero significato di cittadini che hanno a cuore il proprio Stato e che si pensano sempre membri di una famiglia più grande.

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Pubblicato il
1/06/2024