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FERMARE LA GUERRA: IL RUOLO DELL’ITALIA PER UNA EUROPA PROTAGONISTA

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FERMARE LA GUERRA: IL RUOLO DELL’ITALIA PER UNA EUROPA PROTAGONISTA

 

Come se non bastasse il conflitto in Ucraina a rendere incerti gli scenari internazionali futuri, ecco arrivare la guerra in Medio Oriente a complicare ulteriormente il quadro politico globale.

 

Non ho nessuna intenzione di negare quello che per me resta un principio fondamentale “due popoli e due stati”; vale a dire il diritto tanto degli israeliani quanto dei palestinesi a esistere nella loro reciproca autonomia e indipendenza. Un clima di equilibrio che si stava consolidando con la cosiddetta “Pace di Abramo”, il Trattato di pace che prevede la piena normalizzazione dei rapporti tra gli Emirati Arabi Uniti e lo Stato di Israele che si stava allargando all’Arabia Saudita. A quanto pare questa intesa ha nel tempo innervosito l’Iran che saldato la sua posizione ostile con quella dei terroristi islamici di Hamas provocando la strage di qualche giorno fa.

 

È difficile descrivere l’orrore di un attacco così violento come quello visto al Nova Music Festival, dove hanno perso la vita centinaia di giovani israeliani inermi. Colpevoli solo di amare la vita, la musica, la civiltà. Una strage che ci riporta negli occhi l’orrore del Bataclan di qualche anno fa. Ed è impossibile comprendere come si possa accettare un atto così infame come la decapitazione di decine di bambini o la violenza con la quale centinaia di civili sono stati presi in ostaggio dalla furia degli uomini di Hamas. La guerra non ha nulla di buono da raccontare.

 


Le strazianti immagini che tutto il mondo ha visto dell’ospedale di Gaza distrutto, probabilmente da un razzo della Jihad, gridano vendetta.

Il terrore negli occhi di quelle povere anime indifese non può lasciarci indifferenti.


 

Ma la contemporaneità dei due conflitti ci induce a chiederci quale ruolo può avere l’Europa nei prossimi mesi. Alla vigilia di un appuntamento elettorale molto delicato come quello di Giugno, è necessario definire con forza l’identità europea che non può essere solo quella enunciata più volte da tanti uomini e donne di buona volontà. Oggi l’Europa è vista come una entità astratta, addirittura come una istituzione ostile che riduce la sovranità nazionale e che è capace solo a “chiedere”. Abbiamo visto che il rinculare in vecchie logiche nazionaliste non ha portato bene a chi le ha professate. Dalla Spagna alla Polonia, i cittadini europei danno segnali abbastanza chiari: il sovranismo mostra le prime crepe, ma l’alternativa sta in una piattaforma politica di riformismo radicale.

 

Dalla gestione dei flussi migratori, alla transizione ecologica, alle nuove opportunità che vengono dall’innovation technology, alle energie rinnovabili serve come il pane un protagonismo del Vecchio Continente che non può essere unito solo dalla moneta unica.

 

I cittadini europei hanno bisogno di risposte forti di fronte a nuove e crescenti ansie, penso ad esempio a quello che è accaduto a Bruxelles tenuta sotto scacco per ore da un terrorista islamico che ha ucciso due tifosi svedesi, ferendone un terzo. 

 

Di fronte a domande globali esistono solo risposte di ampio respiro.

 

Siamo certamente parte di una alleanza atlantica che è un valore imprescindibile, il rapporto con gli Stati Uniti non può e non deve essere assolutamente in discussione. Ma va riequilibrato sulla base di un rilancio dell’Unione Europea come organismo politico. In questo l’Italia può svolgere un ruolo fondamentale. La nostra posizione anche geografica è preziosa per stabilire un rapporto proficuo con i Paesi Arabi cosiddetti moderati e con i leader di quei territori che sanno bene quanto male può fare la guerra e il dilagare di gruppi terroristici come quello di Hamas.

 

È un banco di prova decisivo anche per la Presidente Meloni.

 

Chi vi scrive non ha lesinato critiche alla Premier, ma le riconosce il merito di aver ancorato l’Italia alla nostra tradizione di rapporti diplomatici e internazionali senza cedimenti che pure potevano manifestarsi.

 

Bene il sostegno all’Ucraina, bene la ferma condanna della inaudita e violenta aggressione al popolo israeliano, bene l’aver cercato di mantenere un filo con Francia e Germania senza mai fra l’altro mostrare segni di “anti americanismo” che pure albergano in una parte della destra (non solo della sinistra radicale) italiana.

 

Ora però sta arrivando il momento delle scelte decisive. L’Italia può giocare una partita da assoluta protagonista nella costruzione di una nuova unione se abbandona qualsiasi velleità nazional sovranista e porta in dote a Bruxelles una visione equilibrata e salda nei principi fondamentali.

 

Abbiamo bisogno, soprattutto per contrastare l’escalation bellica, di più Italia in Europa. Ora o mai più.

Pubblicato il
24/10/2023
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