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Europa e Trump, il momento del Noi

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Le dimissioni del Santo Padre dall’Ospedale Gemelli possono rappresentare una nuova primavera, non solo climatica, per il mondo e per il nostro paese.
Dopo quaranta giorni vissuti in apnea con bollettini medici che alternavano cauto ottimismo a evidente preoccupazione, il rientro di Papa Francesco fra le mura vaticane hanno fatto tirare un grande sospiro di sollievo a tutti noi.

Cristiani e non, credenti e non.
Chi vi scrive non è un fervente cattolico e tuttavia non posso non riconoscere quanto la figura di Bergoglio sia stata in questi anni un riferimento molto solido anche per il mondo laico. Papa Francesco ha saputo cogliere perfettamente lo spirito del tempo assumendo posizioni che gli sono valse non poche “antipatie” fra i Cardinali cosiddetti conservatori.

L’odio del mondo complottista, quel sottobosco che abbiamo visto all’opera anche durante la tragedia del Covid, che ha diffuso in queste settimane notizie false affermando con sprezzo della decenza che il Santo Padre fosse volato in cielo, dimostra che il Papa ha saputo assumere posizioni molto avanzate nel tempo e assai poco oscurantiste.

Ecco perché, mai come ora, la sua presenza nel dibattito pubblico è fondamentale.
I primi mesi di Trump alla Casa Bianca sono stati segnati da una nuova forma di nazionalismo statunitense che desta preoccupazione.

La minaccia sempre più concreta dei dazi rischia di far piombare la nostra economia, già fragile, in una fase nebulosa e piena di insidie. Né la legittima posizione dell’Unione Europea di applicare, eventualmente, le stesse misure sui prodotti americani può lasciarci dormire sogni tranquilli. Per la prima volta l’alleanza atlantica che ha, nonostante tutto, garantito un equilibrio nel Vecchio Continente dalla II guerra mondiale a oggi viene messa in discussione.

La gelata nei rapporti fra USA e UE e, insieme, la difficilissima trattativa per un vero cessare il fuoco in Ucraina rendono il quadro internazionale davvero complesso. Per questo risulta ancora più grave il ritardo con il quale l’Europa ha affrontato le vere sfide del nuovo millennio. Creare una unione politica, non solo economica, organizzare una difesa comune e coordinata, concetto assai più vasto e necessario del semplice riarmi, costruire una visione continentale che non sia solo colma di regole e vincoli ma anche di sviluppo e opportunità per tutti.

Tutto questo non è stato fatto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Crescente sfiducia verso il concetto stesso di Europa e, non a caso, consolidamento del consenso verso politiche sovraniste e nazional populiste che parlano alla pancia degli elettori sempre più smarriti.
Onestamente biasimarli risulta difficile.
Viviamo in una epoca in cui il comune denominatori fra i popoli è la paura. La paura del futuro, della propria condizione economica, della precarietà in tutte le sue forme. Tutto questo sfocia in una rabbia sociale che figure come Trump sanno perfettamente cavalcare.


La storia dirà se le sue ricette, e quelle dei suoi “epigoni”, saranno quelle giuste. Nel frattempo sarebbe necessario costruire una alternativa credibile. Che passa necessariamente da figure che sappiano parlare dei temi reali che interessano la vita reale delle persone senza urlare possibilmente ma offrendo soluzioni concrete e realizzabili.

Non tocca certo, e qui mi riallaccio al discorso sul Santo Padre, al Papa essere l’Anti Trump o l’Anti Putin. Ci mancherebbe altro. Sarebbe pura blasfemia.
Ma non è un caso se milioni di persone, abbiano gioito grandemente del ritorno del Papa sulla scena pubblica.
Non è soltanto un discorso di pietas è un bisogno fortissimo di riconoscerci in qualcuno che indichi una via, possibilmente di pace e di concordia.
Oltre alle bombe e ai missili, c’è l’ago ed il filo per ricucire una società internazionale sfilacciata e in balìa dell’IO.

È il momento del Noi.

Pubblicato il
24/03/2025
Scritto da