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7 imprenditori che hanno cambiato la storia italiana

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 Da sempre l’imprenditoria ha seminato i frutti di un’economia propulsiva, capace di condizionare la storia del nostro Paese al punto da ritenere la alcune figure imprenditoriali come simbolo imprescindibile dell’evoluzione italiana.

InItaly ha scelto, per questo, sette imprenditori che hanno condizionato, o addirittura cambiato, la storia italiana. Precisiamo che questa “classifica” è solo una valutazione a grandi linee dell’operato dell’intero comparto imprenditoriale italiano; dunque si ha, già da principio, la consapevolezza che vi siano tanti altri nomi che abbiano avuto equa importanza e celebrità dei suddetti scelti.

I sette imprenditori italiani

 

7)Giorgio Armani

Quando si parla di “Made in Italy” nel mondo non si può non far riferimento alla figura di uno dei più grandi stilisti della storia della moda non solo italiana, ma anche mondiale: Giorgio Armani.

Lo stilista piacentino ha mosso, infatti, i suoi passi prima come semplice dipendente del marchio “Hitman” di Nino Cerruti, per sviluppare poi un brand totalmente indipendente, la “Armani”, che rappresentasse una rivisitazione personalissima dell’intera storia dell’abbigliamento sia maschile che femminile.

Il “blu” Armani o la vestibilità classica ed elegante, unica nel suo genere, hanno garantito allo stilista di varcare i confini nazionali e continentali, installando boutique e centri di vendita in tutto il mondo. È la capacità di reinventarsi l’autentica firma di Giorgio Armani: da una linea di capi maschili e femminili, ad una linea di calzature, profumi, cinture; il tutto condito da disegni d’abiti per set cinematografici, super star e squadre di calcio (prima l’Inghilterra, poi la Nazionale Italiana iridata ad Euro 2020; quindi l’Armani Milano di Basket). Patrimonio stimato: 7.8 miliardi di euro.

 

imprenditori
Giorgio Armani

 

6)Chiara Ferragni

 

Malgrado questa scelta possa non godere del favore di tutti, è indiscutibile che Chiara Ferragni abbia segnato, nel bene o nel male (a seconda dei diversi punti di vista), un punto di svolta nella storia italiana e, soprattutto, nella sua dimensione sociologica.

La Ferragni, infatti, è considerata attualmente, oltre che come grande imprenditrice – essendo, tra l’altro, dal 2021 anche nel consiglio d’amministrazione di Tod’s – una delle influencer più importanti al mondo, tanto da catturare l’attenzione anche della rivista internazionale “Forbes” che l’ha posta tra i migliori imprenditori under30 degli ultimi decenni.

Il suo approccio imprenditoriale è oggettivamente innovativo perché segna lo sfatare, con tutti gli annessi e connessi, di un tabù proprio del meccanismo d’imprenditoria: l’inconciliabilità tra vita familiare e vita lavorativa. La famiglia della Ferragni, infatti, è divenuta principio di riflessione, indagine e – mi si permetta – anche consacrazione dell’assenza di barriere rispetto ad un’intimità individuale.

A questo si uniscono, ovviamente, i guadagni faraonici generati dai social, materia prima di successo per la Ferragni. Dal suo avvento, si può dire infatti che l’estetismo della visione (ossia il giudizio valoriale a seguito della trasmissione tramite mezzi di diffusione di massa) è divenuto il nuovo vangelo del nostro Paese.

Esempio lampante? Ferragni che convince Amadeus ad aprire un canale social indipendente, durante quest’ultimo Sanremo. Chiara Ferragni è l’inesorabilità di un mondo tecnologicamente “socializzato”.

 

Chiara Ferragni

 

5)Enzo Ferrari

 

Il nome di Enzo Ferrari è certamente avvolto dalla leggenda e dal mito. Probabilmente, fra tutti gli imprenditori italiani, è proprio “Il Cavaliere” colui che ha maggiormente diffuso la competitività e la capacità imprenditoriale italiana nel mondo.

Da Modena, e poi Maranello, il suo sogno ha solcato la storia di decine di sportivi, di appassionati ed anche di milioni di italiani per cui il sostantivo “Ferrari” significhi italianità e senso di appartenenza. Prima pilota, quindi anche editore del “Corriere dello Sport”, decide dopo la Seconda Guerra Mondiale di fondare un’indipendente casa automobilistica da corsa, e poi di lusso.

Da quel momento, la Ferrari entra nelle case e nel cuore di tutti. La coppia, infatti, Ferrari- Montenzemolo diviene uno dei sodalizzi più importanti a livello sportivo ed imprenditoriale. Un sodalizio culminato, certamente, dall’ingaggio di Micheal Schumacher in scuderia; un ingaggio che significherà leggenda. Ferrari è divenuto, infatti, il segno lampante di ogni aspirazione personale e la dimostrazione evidente che ogni sogno, assecondato, può divenire realtà.

Ma è stato anche uno degli emblemi della rinascita del Secondo Dopoguerra: il simbolo di un’Italia propulsiva e veloce, capace di fissarsi traguardi sempre più ambiziosi.

Nessuno, in Italia, può affermare di non conoscere il rosso fuoco della creatura di Enzo Ferrari.

 

Enzo Ferrari

 

4)Enrico Mattei

 

Seppur non fondatore di una propria azienda, Enrico Mattei rappresenta una delle figure più carismatiche ed imponenti del panorama storico italiano. Il suo miracolo alla ENI è, ancora tutt’oggi, l’esperienza più controversa della storia imprenditoriale pubblica italiana. Inizialmente partigiano ed eletto in Parlamento nella Democrazia Cristiana, venne nominato, nel 1957, quale liquidatore dell’Azienda Agip (l’Azienda pubblica italiana responsabile dell’estrazione di petrolio sulla Penisola).

Da questo punto, inizierà l’epopea Mattei. Il grande dirigente, infatti, non solo rifiutò di decretare la fine di un’azienda dello Stato, ma individuò nuovi giacimenti nel Nord Italia ed iniziò una rete di accordi energetici con i Paesi del Medio Oriente e, a quanto pare, anche con la stessa Unione Sovietica, malgrado l’Italia fosse nel patto Nato.

L’influenza di Mattei fu tale che, in pochi anni, ENI riuscì a porsi in concorrenza con le terribili “Sette Sorelle” (le sette maggiori aziende di estrazione di petrolio statunitensi) ed a tessere una rete di alleanze partitiche e politiche con l’intento, anche da grande statista, di distruggere finalmente la dipendenza dagli Stati Uniti. La sua morte, avvenuta in un incidente sospetto nel 1962, è ancora leggenda.

Pasolini, nel 1974, inizia un ultimo lungo romanzo testamento teso ed emancipare la cultura italiana dalla sua perenne imbalsamazione capitalista. Il petrolio sarà la condanna a morte di Mattei, “Petrolio” quella di Pier Paolo Pasolini.

 

Enrico Mattei

 

3)Adriano Olivetti

 

Adriano Olivetti rappresenta il più grande teorico imprenditoriale del mondo ed uno dei più valenti imprenditori della storia italiana. La sua “Olivetti” non fu solo il segno delle capacità avveniristiche del “Made in Italy”, ma anche la fucina ed il banco di prova di un modello industriale che sapesse andare oltre la cortina capitalista.

Se in Europa e nel mondo, il capitalismo rischiò di vacillare nei suoi principi e nelle sue primarie componenti fu proprio grazie all’imprenditore di Imperia, che seppe, con autentica profezia, assumere la posizione più difficile, a quel tempo, da tenere: in mezzaria, al centro tra il blocco produttivo capitalista ed il blocco produttivo socialista.

La Olivetti è stata da sempre indice di qualità ed innovazioni: lì le prime macchine da scrivere, lì i primi calcolatori informartici, lì i primi antenati dei moderni computer. Tuttavia, essa ha rappresentato soprattutto l’idea alta e sublime di esistenzialismo produttivo di Adriano Olivetti: un capitalismo comunista. Al centro dell’azienda vi era l’operaio.

La consapevolezza, infatti, che salari più alti, la presenza della famiglia nei pressi del luogo di lavoro, un’ottima istruzione ai figli ed una casa più che dignitosa entro cui abitare potessero incrementare la produttività industriale, spinse il grande imprenditore a scrivere la storia e a fondare delle comunità che furono prese a modello in tutto il mondo.

In Olivetti si personifica un nuovo modo di fare industria!

 

Adriano Olivetti

 

2)Gianni Agnelli

 

Gianni Agnelli è, senza alcun’ombra di dubbio, l’emblema dell’italianità: determinazione, mentalità estremamente ambiziosa, rigore capitalista, grande estro e vivida leadership. Non a caso, il patron della celebre famiglia “Agnelli” si è guadagnato anche la prima pagina sul “New York Times” come uomo dell’anno.

La sua è un’ascesa leggendaria, che ha decretato il trionfo senza rivali del marchio automobilistico Fiat, ponendo le basi di un impero economico con pochi eguali nella storia del mondo. L’ “avvocato”, così conosciuto da molti, è riuscito a disseminare – in tutto il significato letterario del termine – in tutto il mondo il senso della vittoria economica e sociale, costruendo un indotto tanto potente da rappresentare per molti anni, al Fisco Italiano, l’azienda con più alto numero di contribuenti, dunque di occupati, in Italia.

Gianni Agnelli ha rivestito, quindi, nel bene e nel male, la consacrazione del capitalismo, sia pratico che ideologico, consegnando al Paese la forza della moda (quindi della volontà di scegliere modelli d’auto a seconda di gusti stereotipati), l’intraprendenza della carriera imprenditoriale e la capacità di osservare nell’imprenditore l’archetipo dell’individuo di successo nell’immaginario collettivo. Non a caso questa mentalità si è diffusa nella politica così come nel calcio.

La Juventus, la sua creatura prediletta, ha incarnato, attraverso il palmares calcistico, l’intuitività vincente e la volontà produttiva di risultati che ha da sempre contraddistinto l’imprenditore torinese; non a caso, sotto la sua guida, è divenuto il club più titolato d’Italia ed uno dei più titolati al mondo.

Soprattutto Gianni Agnelli, ha definito il modus vivendi d’elitè italiano, lasciando un calco, direttamente o indirettamente, impossibile da dimenticare.

 

Gianni Agnelli

 

1)Silvio Berlusconi

 

Malgrado questa scelta possa essere divisiva, certamente nessun imprenditore ha avuto un impatto tanto vigoroso sulla storia italiana quanto Silvio Berlusconi. Il “Cavaliere” – così da tutti conosciuto – ha rappresentato, infatti, l’apoteosi di ogni desiderio di ciascun medio cittadino, oltre ad incarnare la massima aspirazione di ogni imprenditore: acquisire il centro del potere. Da un punto di vista strettamente imprenditoriale, la sua è stata una cavalcata poderosa.

Prima costruttore di Milano 2, poi ideatore di Tele Lombardia; quindi l’ambizioso progetto di Mediaset, capace di spodestare il monopolio della RAI. È, tuttavia, dal 1994 che il suo destino si lega indissolubilmente alla storia italiana: scende in campo con un concetto nuovo e rivoluzionario di partito politico, proclamando col suo modo politico la fine della Prima Repubblica e del partito di ideologia. Da lì incarichi presidenziali, rilevanza politica nazionale ed internazionale fino al dominio assoluto della politica degli ultimi 30 anni.

Tutto questo basta ad inquadrare il fenomeno Silvio Berlusconi? Queste considerazioni, infatti, sono essenzialmente superficiali. Il magnate della comunicazione, infatti, è riuscito nell’impresa di rieducare l’Italia.

La straordinaria capacità di demolire una costruzione culturo- sociale individuale per prediligere una forma educativa di massa, capace di essere prevista ai fini elettorali; l’individuazione di bisogni sentitamente economici e commerciali attraverso la grande impresa pubblicitaria; la costruzione di un’Eden di massa che prediligesse la cultura media con facili riscontri per la presa elettorale: questa è la risultante Berlusconi.
Si può, allora, ritenere che Silvio Berlusconi abbia segnato un calco tanto potente da ritenere la sua presenza una cesura essenziale per comprendere la contemporaneità italiana.

 

Silvio Berlusconi

http://in-italy.eu

Pubblicato il
27/08/2023